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Diario
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15 dicembre 2015

Risveglio

In una confusione di campane
la tua voce, le braccia, il volto
dissolti in fughe di farfalle.

Voci di gente, fontane, motori
- dalla via, la strada, la piazza -
rumori di chi continua a viversi

senza sapere del sonnno dei fiori
del senso, del suono perfetto
capace, da desto, destarmi.

23 novembre 2015

Pensieri puri

Come fare? dedicarti

solo pensieri puri

no, non è possibile.


Seduta sul tappeto

leggi di Sita e Rama

assorta, irradiante.


I capelli corrono

dietro le orecchie,

sfiorano gli illici.


Amica, confidente

Sorella d’anima

Spirito benedicente!


“Cosa c’è?”, chiedi

Io, non dico niente

Sorridi, per non capire


per non sgualcire


la piega imperfetta

della mia purezza

torni alle tue righe.

6 ottobre 2015

Mancamenti

Parliamo e poi

per rabbia, accecata, te ne vai.

Ti cerco:


al Tempio

chiedo dove sei, non chi sono

non il perdono ma una presenza


al fiume

i corpi bagnati stesi sulle pietre

barbagliano come fari per cercarti


al Castello

gli sguardi che incrocio sanno di te

loro non dicono e io non chiedo


Dove sei?

Sei davvero tu a mancare dal mondo

oppure io?


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18 giugno 2014

Ci siamo addormentati

Ci siamo addormentati nudi nell’orto del vicino

rotolati nella lattuga al suono della sveglia

per nasconderci agli occhi dello spazzacamino.

 

Stesi al fianco, vicini come sfoglie

negli intervalli di petto, di pelle

il cuore è sempre dall’altra parte.

 

Al di là delle vetrate d’acqua degli occhi

ti muovi nell’acquario del mondo.

 

Parlami chiara

con l’alfabeto della tua stanchezza

Parlami senza labbra

con i soli che tieni appesi ai capelli

 

Parlami con dolcezza

senza guardarmi dentro

Siamo diventati ciechi

a forza di guardarci dentro.

 

Le nuvole han preso i contorni dei tuoi interrogatori,

quelli pomeridiano serali, quelli notturni della tua assenza.

 

Vecchi discorsi ritornano

come venditori di rose

al tavolo sbagliato.

 

Poco tempo per amarci

per confonderci

per mischiarci

il perimetro delle nostre sagome

riversare il mio mare nel tuo mare

il tuo nel mio e il mio nel tuo;

 

i nostri mari d’acque elettriche

pettinate da alghe di ricordi

dove siamo marinai inseguiti dalle balene.

 

Avevo visto nei tuoi occhi un’isola

invece era un vulcano

un anello viola di fumo

le vite violate di ore spezzate.

 

Sono io, non sono io

Sei tu, non lo sei.

Siamo noi

Siamo fatti di noi

Siamo le nostre piste intrecciate

che non tornano a casa e non vanno da nessuna parte.

 

Per continuare a camminare al tuo andare incerto

ho preso il mio posto alla fabbrica della nebbia

 

per sostenerti il passo

per pagarti il dazio

versato a gocce di rabbia

sul nostro conto personale

domiciliato all’inferno.


Alessio Oraz, 9/06/2014

31 dicembre 2011

Ci siamo salutati

Dentro il forno freddo
del parcheggio sotterraneo
ci siamo salutati
e avrei voluto

-alzare il braccio e salutarti-

farlo mille volte
come un bambino
saluta mille volte
l'estate che muore

23 agosto 2011

Certi pomeriggi

Capitano certi pomeriggi
la luce porta già la sera
i balconi pieni di braccia
le montagne - invisibili -

gridano il tuo nome

tutt'intorno un vociare
come 'l mare che si frange
si frange
ogni cosa tesa nell'attesa
d'una risposta certi pomeriggi
si rimane fermi come fiori

Alessio Oraz 7/8/'11

4 agosto 2011

Volevo

Volevo scrivere una poesia
dentro la vita
ma ero fuori dalla poesia
dentro la vita


Alessio Oraz   3/8/'11


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10 giugno 2011

Potessero calare in acqua

Potessero calare in acqua,
quasi nere ali di corvo,
i capelli raccolti sul capo
intrecciati come mani
a pregare il dio scuro
che salvi il giorno
che salvi il mondo
che riesci a dilatare
con un sorriso.


Alessio Oraz 1 giugno '11

19 maggio 2011

Se dio muore

 I grilli fasciati dalle mille urla del sole
splendono alti in applausi di scogli
nel viso assurdo del riso.
Non aver paura bambina
è solo musica musica musica
cerotti bagnati sulle tempie del cielo.
Vedo frittate al neon
posate dolci e candide
sulle spalle dei colli inamidati.
Se dio è morto e lo sai,
lo sai che lo è,
lo abbiamo fatto insieme
e ci siamo divertiti.
Bacia il ladro, ama il falso
è l'unica cosa che rimane
prima di esplodere in mille scintille.
Rimanere qui a galleggiare
tra le scorie di un giorno mai nato
è lo schiaffo del vigliacco
è la fuga, la fretta, la stretta, la fitta
agli occhi della luce viola,
la nostra luce che non esiste.
Potrei accenderti e fumarti
senza rimorsi di brace
e amarti ancora con occhi di colombo.
Potresti allungarmi come una fionda,
lanciarmi nel paradiso delle rane
a singhiozzare ridendo in eterno la mia pena.
Ancora quello che non è
rimane tra le dita come bava
senza respiri reali tra sonno e veglia.
Rimane il fiotto funereo
della passione, dell'Idea
la nostra abilità meschina
nel saperci nascondere in fiori.
Se vuoi il mio respiro taci,
taci, grazia di latte, taci
le parole sono mani monche
puntate all'alba nel tramonto eterno.
Se c'è un nemico che vive e respira
non sono io, non sei tu, non è dio
ma questo monotono brusio,
le cinque del pomeriggio a vita,
è questo gelo da spezzare.

Alessio Oraz 26/2/2011

8 maggio 2011

Eravamo poveri

 

Eravamo poveri

ma non lo sapevamo

Bevevamo le luci

scalcianti del centro

come gambe di donna.

 

Senza carne

io tu ed io

senza carne.

 

Slacciavamo la seta

dai petti dei balconi

con mani di papavero

le strade erano patiboli

per passanti senza scarpe.

 

Sì, sentirsi soli

nel seno del sole,

sereni nell’errore

aspettavamo la notte

dalle labbra di latte.

 

Sospesi nel cielo

lontani dal paradiso,

parlavamo a lungo

noi gole di sangue

segale alla falce.

 

Ed eravamo poveri,

senza carne

ma non lo sapevamo.

 

 

Alessio Oraz   6/5/2011

19 marzo 2011

Dopo il tuo volto

I polsi tremano
come tramonti
appesi al ciglio
della goccia sospesa
sul filo di fumo
della decisione.


Alessio Oraz 13/3/11

2 febbraio 2011

Per conoscere il tuo nome

Per conoscere il tuo nome
ho dimenticato il mio.

Tu, sorriso arcaico, che

per rimanerti fedele
ho tradito mille volte.


Alessio Oraz    2/2/2011 


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28 gennaio 2011

Addio principe perso

Addio principe perso
seme di vento
ala di vela
alga di malva
malata
vergata
violata.

Dormi amore nel lago
ormai di sasso
umor di faggio
raggio di maggio
arenato 
smagrato 
annegato.


Alessio Oraz    28/1/2011
 

17 gennaio 2011

Estate '97

Nuovi fiori

nascevano

irrigati

di sudore,

bellezza

portata

con pigrizia.

 

Andavano

lente tra i

viali del parco,

il rosso delle

loro labbra

si spandeva

a rosseggiare

la città.

 

 

Alessio Oraz       24 gennaio ‘06

29 dicembre 2010

Non sono i tuoi occhi

Non sono i tuoi occhi

seni magri di baia,

né le tue labbra

remi rossi di rabbia

a ferirmi nel ricordo

quel che pesa

è la pretesa d’avere

avuto

un

peso.

 

 

Alessio Oraz   dicembre ‘10

19 dicembre 2010

Voglio scrivere una poesia

Voglio scrivere una poesia

sulle tue grosse coscie

il cuore senz’allarmi

gli occhi di gioia senz’ombre.

Ma

non credo

che ci riuscirò.

Quindi

lascio la penna

sul foglio bianco.

Forse

a lei

verranno idee migliori.

 

 

Alessio Oraz  18/12/2010

 

17 dicembre 2010

Non Esco Più

Non esco più

gente

non esco più.

Tutto il giorno

sotto le coperte

a leggere vecchi fumetti.

 

Non esco più

gente

non esco più.

Lascio a voi

il cercare il

giorno nel giorno.

A me basta

aspettare la sera

che il mio sole

torni a casa.

 

 

Alessio Oraz    17 dicembre ‘10

1 dicembre 2010

Dalla Mia Finestra

Dalla mia finestra

vedo i mattoni rossi

dell’ala di ponente;

 

la casa bianca del

dottore, dente d’oro;

 

la Losi strada grande

e il gran rumore di

latta del suo sangue;

 

l’alta antenna radio

diffonde l’effimero;

 

i pini, vicini, come

sentinelle sopite.

 

Ma la Notte

Ma la Notte

 

le auto sono spilli

puntine di grafite,

le striscie d’asfalto

solchi di vinile e

il suono bianco è tutto

quello che raggiunge la

stanza al terzo piano.

 

 

Alessio Oraz  29 novembre ‘10

 

28 novembre 2010

Onnosogno

L’Uomo dall’affilato sorriso

entrò nella stanza, prese quello

che rimaneva della Notte e

mise i cocci nel cesto di vetro

dell’Infinito. Con gran sforzo

la rana di velcro soffiò forte

e ‘l cesto volò nel cielo, dai

fiotti filiformi di tungteno.

 

L’Uomo disse: “Ora tutto ciò che

hai è solo il desiderio.”

Poi prese il coltello e si

tagliò a pezzetti, vennero

formiche di mica a coglier

le fettine per il loro fortino.

 

Una Regina grassa dalle labbra

di merluzzo sorvegliava il tutto,

dagl’occhi serratamente aperti

esalava profumato un sogno.

 

Un uomo dalle mani di cilindro

sorseggiava placido dal cranio

d’una suora marmellata amara

per compiacere gli ospiti suoi

, ragni dalle facce di maiale,

mente finivano i resti del

povero grillo che non vide mai

il Natale. Con l’ultimo fiato

sognava di sorbetti di cenere

e campanelle di latte sciolte

al vapore dell’umor caldo

dei cavalli stesi al Sole

ad aspettare l’ultima Notte.

 

Le selle parlavano loro di

pascoli infiniti di carità

avvelenandoli piano di pietà.

In furia di fiele un sogno

comune spezzò il riflesso del

cielo nel cielo e senza velo

un morto autentico parlava

di gioventù e libertà alle

cariatidi arrivare tardi

all’ultimo ballo del gran varietà.

 

Senza sapere dove mettere

le liscie mani si sfrangiarono

le orecchie dal capo e le

scambiarono col ciencioso beone

di passaggio per due pidocchi e

finti fiaschi di nera allegria.

 

Il bevitore bevve fino al colmo

dell’anima dal ventre di quelle

vergini il liquido infame

che sciolse ogni pudore, s’aprì

il paltò, scoccò fuori la molla

a orologio, orgoglio del brusco

e losco beone. Cantò l’arnese,

lieve come neve a coprire

un sogno, del cigno ferito a

inventarsi un perdono. Cantò

sberciato e addolotato tanto

da destare prima i cavalli,

                     poi il grillo,

                     poi la Regina,

                     poi l’Uomo,

                     poi l’Altro Uomo.

                   

 

 

Alessio Oraz   26 novembre ‘10

20 ottobre 2010

L'Altro

Dannato Uomo Triste
sconvolgi le mie ere
Maledetto Uomo Triste
rapisci i miei anni
e non restituisci niente
che possa far viaggiare
dove la necessità chiama.

Dannazione Uomo Triste
io ti ucciderò
Maledizione Uomo Triste
io ti alleverò
sgranerò i miei versi
per donne insofferenti
e malati gaudenti.

29 luglio 2010

Marla

Un'aria di vetro
nel caldo feroce
ha riportato intero
il tuo viso, la tua voce.

Dove sei sirena?
Silente e scaltra
veggente e bugiarda
ladra e maliarda.

Venere di pioggia
gerla di gelso
barca di perla
nel mare, nel male.

Mani lontane le
tue mani, mia onda,
manchi al fianco
bianco e diaccio

di chi non scorda
la tua risata
la tua aura
la tua storia.

Verrano i tuoi occhi
ancora, vele di vetro,
nel nero sincero
di gioie al veleno.

Alessio Oraz 27 luglio '10

25 giugno 2010

Una Sera

Una sera
così dicevi
mentre stavo
nel centro
della tua luce.

"E' lo stesso per me
vederti o non vederti
conoscere davvero i
tuoi occhi oppure no.

Non m'importa in quale stanza
il tuo corpo marcisce
aspettando una carezza.

Non m'importa
del vento dei tuoi pensieri
della magrezza del volto
della tua guerra personale
contro il resto del Mondo.

Non mi serve, non voglio niente
se non balocchi lisci ed effimeri
semplici da dimenticare.
Il tuo volto e i tuoi occhi
non torneranno certo nell'ombra
delle mie ore private.

Preferirei esalarmi
diventare un profumo dell'aria
nell'incensiere dei miei giorni uguali.

Fammi ridere se ci riesci
ti mostrerò l'avorio dei denti
I miei colori sono tutto quello
che avrai di me, Dannato Pazzo!

Voglio correre
senza sentire affanno
senza preoccuparmi di
avere ombre di fianco.

Non m'importa
della tua tristezza o
di quanto siano larghe e grandi le tue mani
delle tue rabbie e furori repentini

Vai via o rimani
non cambia niente
non voglio niente
se non distendere
senza peso le braccia
ad afferrare il vuoto,
fratello senza pretese.

Addio e arrivederci
torna pure quando vuoi
oppure rimani,
non me ne importa."

Alessio Oraz 8 agosto '08

25 maggio 2010

Neve Di Maggio

La Primavera è una ragazza
che non pensa a niente

E' un frusciare raro
di veli sulle pelli,
soffi indiscreti
dove il Sole tace e
la sete cerca.
Gli occhi tremano
come stagni caldi
di luce bronzina.

Chiome leonine,
turbini di ricci,
lingue lisce infinite
di bruno miele,
capelli per avvolgere
il Mondo.

Carne in movimento
nelle strade assolate,
attorno le silenziose
e cupe vertigini
di uomini soli
rimasti senza illusioni
ad aspettare la Fortuna.

Annegati nel tedio
di tramonti eterni
seduti ai tavolini
avvolti nel turbinio irreale
del bianco polline,
neve di Maggio,
nell'aria affettata
da gentile gambe
che ticchettano lontano.


Alessio Oraz       maggio '08 

4 maggio 2010

Muse Malate

In Muse Malate
trovo il gusto di
fingermi migliore.
 
Voi, senza sangue
le nuove sante,
regine vere, Voi.
 
Vergini senza un
rimorso vivete
lontane, amate.
 
In letti freddi
il vostro credo
giace intero.
 
"Tocca la pelle, fai,
non ci sono dita
per ferire il fango."
 
Rimaste intatte,
Voi disgraziate,
ai fiati caldi.
 
Quel che me divora
Voi diverte, gatte
nere, lente, rie.
 
E' fierezza di
folle a farmi
fuoco nel fiele.
 
Ma in quel mistero
è dolce entrare,
morire, mie Malate

Alessio Oraz      giugno '09


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20 aprile 2010

Debolezze Classiche

Sono gli occhi
nel pozzo e l'ozio
del vuoto, viva
nel nodo nero,
viva, nova e vera
la vita tua c'era
nel ricordo sordo
di ciò che era ed è
sol nella mia mente
l'intreccio di mani
in giorni vicini,
lontani, mi curavi.

Il Sol non dorme
e 'l Mondo non tace
per confondere ancora
ogn'ora, la paura
del reale, non vale
un debole cuore
a cacciar le braccia
di mille raggi
venuti come tagli
a sciogliere il nodo
che la mente in lento
lavoro aveva ordito.

Come fiume feroce
fruga nelle vie mai
provai simil dolore
a vedere eliso
il tuo viso, il mio.
Non tu, ma lei e
quante altre verranno,
ragazze d'argento,
a tollere un poco
dell'immagine che
nelle pagine mie
ostinata non cangia.


Alessio Oraz   9 giugno 2009


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5 aprile 2010

Il Tempo Di Volare

Ho aspettato un angelo
per troppo tempo,
torturavo me stesso
inventavo colpe e
m'infliggevo condanne,
odiando il Mondo intero
perchè conteneva anche Te.

Attendendo tremante e solo
in strade desolate
sotto gli inchini dei lampioni
proiettavo un'ombra spezzata.

Ti ho aspettato e ti ho cercato
in ogni persona che incontravo
colmando la tua assenza
con rancide ebrezze.

E quando guardavo
la Morte con dolcezza
aveva i tuoi occhi,
lo sai.

L'attesa desolata ormai
mi ha consumato gli occhi.
Ho stracciato le coperte,
ho spento le luci
così se davvero verrai
non mi troverai.

Cercami Tu ora
corri pure nel passato
a scovare le mie orme
troverai solamente
sigarette già spente
fredde di cenere.

Ma se davvero vuoi trovarmi
entra nel profondo freddo
d'un vuoto immenso
poi cerca d'uscirne
senza spezzarti le ali.

Allora schiuderai gli occhi
sul mio animo teso,
come ogni luce,
sotto il cielo inerme
del tuo dio muto
del tuo dio offeso.

Nel saluto sarà già l'addio
mi prenderò quel che è mio
le ali che mi sono guadagnato
e che Tu non hai meritato.

Guardami bene perchè
è venuto per me
il Tempo Di Volare.


Alessio Oraz    10 gennaio 2007

21 marzo 2010

Lawrence

Lawrence uomo di sabbia
uguale eppure cangia.
Ragazzo nella guerra
stratega a suonare il
flauto dell'intelligenza
in lotta senza scienza.

Tra due pelli non v'è
pace, fiamma bianca del
deserto, spada d'oro
della Mecca, agente
del Regno paghi intero
il pegno d'esser fiero.

Arrivano i vecchi
a evirare i sogni
Arriva la notte a
svelarti il volto
Arriva il giorno a
celarti nel cielo

dell'Idea, di follia, di bugia.

Sette città
Sette pilastri
Sette saggezze
a curarti il cuore,
credevi, fingevi, perdevi.

Nel tribunale d'ossa
della tua Storia
giuria giudice boia
in una sola persona
colpa d'osare, colpa
di credere, di essere.

Lawrence volato via
dalla motocicletta
ancora cercava il
senso di parole dette,
scritte, di quelle pensate
e mai pronunciate.

Alessio Oraz      2 febbraio 2010

8 marzo 2010

Il Saluto Del Contadino

 Ti saluto luce mia
 Ti saluto, lungo viaggio
 devo fare, all'America,
 lasciami, devo andare.

 Tu non sai...

 Ti bacio sulla bocca
 Ti regalo il mio fiato
 Ti lascio nelle tasche
 tutti i miei ricordi.

 Tu non sai quanto...

 Come pane caldo
 le tue guancie
,fiore di maggio,
 pioggia di farro.

 Tu non sai quanto ti ho...


 Alessio Oraz    22 gennaio 2010

22 febbraio 2010

Due Haiku

Il Volto

Nell'acqua fosca
disegno le linee
del volto celato.


Labbra E Occhi

Mistero nuovo
parole senza voce
occhi lontani.


Alessio Oraz   19 giugno 2009

8 febbraio 2010

Fiore Di Carta (per P. che persi)

Fiore Di Carta
non t'adombrare.

Vivo in un deserto
nella terra bruciata
dei folli dei soldati
del progresso, inferno
odierno come sai,
Te, perla dell'etere.

Fiore Di Carta
non imbronciare.

L'impazienza è figlia
del mio sangue nero,
colmo di notti ebbre
e spietate, nel cielo
capovolto soavi
luci come la tua
mai mirate, rare.

Fiore Di Carta
non ti seccare.

Alessio Oraz    20 giugno 2009


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